Giorgia Meloni, insulti vergognosi sul muro. Femministe e sinistra zitte, ma per la Bellanova… – Libero Quotidiano



Gianluca Veneziani

04 giugno 2020

Premessa doverosa: chiunque perda tempo a scrivere sui muri frasi offensive o è uno sfaccendato o un cretino. Spesso, entrambe le cose. Non sorprendiamoci: oltre ai leoni da tastiera, esistono ancora i leoni da parete. Bravi solo a imbrattare muri, con gusto estetico imbarazzante, e per di più con la codardia di non firmare, se non con simboli desueti, come croci celtiche o falci e martelli. Chiunque compia queste nefandezze andrebbe bollato col marchio di imbecille a prescindere che la sua mira politica sia di destra o di sinistra. Invece, nell’Italia dove certe ideologie sono “più uguali” delle altre, si grida all’attacco fascista se a venire bersagliata è una comunista, laddove si preferisce il silenzio se a essere insultata è una donna dello schieramento opposto.

 

 

 

Il lungo preambolo ci serve a spiegare la diversità delle reazioni politiche di fronte a due manifestazioni simili di idiozia verbale (potremmo chiamarla “odiozia”, una sintesi tra l’odio e l’idiozia) che hanno colpito il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova, ex comunista oggi nelle file di Italia Viva. Nei confronti di quest’ ultima ieri è stato indirizzato, sui muri di Marsala in Sicilia, un messaggio non proprio amorevole che recitava: «Vox populi Bellanova zecca rossa», con tanto di croce celtica a fianco. Subito si sono levati i cori allarmati della sinistra che non solo condannavano il gesto, come giusto, ma evocavano il pericolo nero e chiedevano lo scioglimento delle organizzazioni di estrema destra (di quali poi, non era dato sapersi, dato che la scritta non era firmata). Sentivi i colleghi di partito della Bellanova costruire teoremi fantapolitici: Davide Faraone parlava di «becerume» che «continua ad accanirsi con violenza contro la Bellanova» a causa di «una politica irresponsabile che con le sue parole dà fiato al branco»; mentre Gennaro Migliore ribadiva che «questa orrenda scritta non va sottovalutata» e «queste organizzazioni dell’odio e della paura vanno individuate e chiuse» (torniamo a chiedere: quali organizzazioni? Boh). «clima d’odio» Sentivi poi Maurizio Martina del Pd ripetere il messaggio originalissimo secondo cui questi «sono atti vergognosi frutto di un clima di odio che noi dobbiamo combattere, senza sottovalutarli» (ricordatevi: se colpiscono un politico di sinistra, le frasi non sono mai il prodotto di un singolo, ma sempre di un “clima di odio” alimentato da qualcun altro). Ovvietà recitate a memoria da Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, che giudicava le frasi «gravi e offensive, frutto di un clima avvelenato», e di un accanimento verso «una donna impegnata in politica». Il premio aforisma più brillante andava a Elena Bonetti, ministro per le Pari opportunità, convinta che «non sarà il linguaggio dell’odio a fermare l’impegno di chi crede nella vera politica» (di chi è questa? Confucio? Oscar Wilde? Gandhi?). generatore automatico Bene, tutto questo per dire che, se viene attaccata una di loro, la condanna a sinistra è unanime. Stranamente però, quando a essere colpita da insulti anche più pesanti è una donna di destra, i vari Migliore, Martina, Bonetti e compagnia scrivente non trovano il tempo di twittare, rilasciare una nota o fare un post. E si dimenticano pure della loro ferma condanna di ogni forma di sessismo. Verificare per credere. Il giorno prima, su un muro di Ostia, era stata lasciata una frase di odio contro la Meloni. Il messaggio, orrendo per grafia e contenuto, recitava: «Amico di Giorgia (riferito al ristoratore che di fronte ha un locale, ndr), fascisti di merda, Meloni troia», con a fianco il simbolo di falce e martello. Un rutto verbale spregevole, a cui si aggiungeva un elemento inquietante. Ai piedi della serranda veniva trovata una sorta di molotov, una bottiglia con del liquido rosso all’interno. Stranamente però tutti a sinistra tacevano. Nessuno deplorava il gesto, nessuno evocava il rischio di violenze fomentate dai partiti di estrema sinistra e nessuno chiedeva lo scioglimento di organizzazioni neo-comuniste. Ma tutto dipende dall’Italia a cui appartieni. Se sei una sorella d’Italia, be’, chissenefrega. Se appartieni all’Italia viva, all’Italia democratica o all’Italia che vuole più Europa, parte il generatore automatico di solidarietà. Perché a sinistra no, non hanno mica pregiudizi ideologici