“Aiutato dalla ‘ndrangheta”, così il procuratore aggiunto di Reggio Calabria – Libero Quotidiano



Non bastassero le nuove rivelazioni sul «plotone di esecuzione» organizzato per fare fuori il Cav per via giudiziaria all’epoca del processo Mediaset, ora spunta la pista ‘ndranghetista per gettare altro fango sul leader di Forza Italia. Curioso che risbuchi fuori ora che Silvio Berlusconi è tornato così attivo sullo scacchiere politico e ventila nuovi scenari affinché il Paese esca dallo stallo, ma tant’ è. 

La faccenda, su cui andrà a nozze il Fatto quotidiano, riguarda stavolta la requisitoria del procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, nel corso del processo “Ndrangheta stragista” che vede imputati davanti alla Corte d’Assise Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio, e Rocco Santo Filippone, esponente della cosca Piromalli, accusati dell’omicidio dei due carabinieri Fava e Garofalo, consumato il 18 gennaio 1994 a Scilla. Nel corso del suo intervento il pm ha analizzato il panorama politico tra l’autunno del 1993, quando il Pds di Achille Occhetto stravinse le amministrative, e il 1994. «C’era il rischio comunista e quando il sistema l’ha capito», ha detto il pm, «la storia politica si è incrociata con le esigenze dell’altra mafia.

 

Fino ad allora si credeva che i movimenti separatisti potessero avere senso, ma bisognava trovare delle alternative più solide e si virò, come ci ha raccontato Graviano non solo nelle intercettazioni ma anche in questo processo, su Forza Italia e quindi sulla figura di Berlusconi». lo dice graviano In sintesi, prendendo per buone le deposizioni di Graviano, Cosa nostra e ‘ndrangheta, in quel momento storico, «non solo abbandonano i vecchi referenti politici ma decidono di dare sostegno a questi nuovi soggetti». Ma non è tutto. Nella stessa requisitoria viene riesumato un processo celebrato a Palmi nel febbraio del ’94. In quell’occasione il boss Pino Piromalli avrebbe detto: «Voteremo Berlusconi», quindi apriti cielo. L’episodio 24 anni dopo si incrocia con un’intercettazione registrata nell’ambito dell’inchiesta “Rinascita-Scott” della Dda di Catanzaro. 

Graviano, Spatuzza, gli incontri al bar Doney di via Veneto: non è la prima volta che il boss soprannominato “Madre natura” tira in ballo Berlusconi, il quale ha sempre smentito: «Le parole di Graviano sono infondate». Ma chissà come mai certe ricostruzioni hanno sempre avuto vasta eco su alcuni giornali, che hanno riempito pagine di intercettazioni contro Berlusconi, invece oggi di fronte a una registrazione audio in cui un giudice, Amedeo Franco, membro della sezione feriale che nell’agosto del 2013 condannò l’ex premier per il processo Mediaset, ammise che fu una sentenza pilotata, c’è il silenzio. Manettari zitti pure sul verdetto del tribunale civile di Milano che ribalta la sentenza penale. Imbarazzi e scarse reazioni, finora, anche al nuovo scoop di Quarta Repubblica di Porro in cui tre persone sono sicure di avere sentito Antonio Esposito, il presidente di quello stesso collegio di Cassazione che inflisse la condanna definitiva al leader azzurro, definire Berlusconi «una chiavica», cioè «fogna» con l’aggiunta di una profezia che poi si confermerà tale: «Se mi capita gli devo fare un mazzo così a Berlusconi». 

 

In pratica, l’opposto di quando si dice che la legge è uguale per tutti e un giudice deve essere imparziale. L’ex presidente del Consiglio si è sfogato con i suoi: «Sono ormai chiare a tutti le ragioni di questi 26 anni di persecuzione giudiziaria. Chiediamo una commissione parlamentare perché vogliamo sia fatta chiarezza. Non è un dovere nei miei confronti, ma nei confronti degli elettori, anche quelli che non votano Fi». Quindi, ieri, il Cav tecnologico ha tenuto via Zoom una riunione con il coordinamento del partito. Si è parlato degli aiuti per fronteggiare l’emergenza Covid (i pacchi alimentari a Verbania), ma anche di legge elettorale (maggioritario) e scenari futuri. Silvio ha confermato la linea del «mai accordi con la sinistra». Il vicepresidente Tajani è convinto che il M5S si spaccherà e se cadrà questo governo e non saranno sciolte le Camere, una parte dei grillini confluirà nel centrodestra. Gli alleati di Lega e Fdi, però, non ne vogliono sapere: «Ok Silvio senatore a vita, ma niente governo di unità nazionale», ha ribadito Giorgia Meloni».