Juventus, i 38 scudetti e gli “interessi” di Franco Carraro – Libero Quotidiano



Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce a Monticiano il 10 luglio 1937. Dirigente di Roma, Lazio, Torino, Napoli e Juventus, vince sei scudetti (più uno revocato), tre Coppe Italia, cinque Supercoppe italiane, una Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa europea, una Coppa Intertoto e una Coppa Uefa. Dal 2006 collabora con Libero e dal 13 settembre 2015 è giornalista pubblicista.

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È passato tanto tempo dal giorno in cui Carraro fu eletto presidente della Figc. Sia io che Giraudo avevamo deciso di appoggiare la sua candidatura e di questo ne parlammo con il dr. Umberto Agnelli, il quale commentò: «Ma siete proprio sicuri di quello che fate? Quello (Carraro) porta avanti soltanto le cose che interessano a lui!». E non aveva torto il Dottore, dopo quello che è successo nel 2006 (Calciopoli), visti i suoi comportamenti aventi per obiettivo la “salute”delle sole squadre che a lui interessavano. Cercava di “guidare” le retrocessioni. In un’intercettazione si incavola infatti con il designatore dicendogli: «Ma allora a te gli arbitri non danno più retta. Questa settimana la Lazio gioca a Milano e non si può far niente, ma da domenica prossima va aiutata perchè non può retrocedere e non può retrocedere neppure la Fiorentina». 

Sarebbe interessante riflettere sulla frase: «Domenica la Lazio va a giocare a Milano e non si può far niente», per capire bene le sue intenzioni. Perchè a Milano non si poteva aiutare le squadre in odore di retrocessione e si poteva invece farlo subito dopo con altre vittime meno importanti? Carraro cercava di guidare le squadre in lotta per il titolo. Il 26 novembre del 2004, in occasione del sorteggio per Inter-Juventus, telefonò al designatore per sapere chi fosse l’arbitro sorteggiato (Rodomonti). Ordinò al designatore di chiamarlo per dirgli di non favorire la Juve, ma di prestare invece attenzione a chi stava dietro (Inter). Cosa che il designatore fece due ore prima della partita intimando tra l’altro, a Rodomonti, che la telefonata doveva restare tra loro due altrimenti ne avrebbe pagato le conseguenze. La classifica vedeva in lotta per il titolo Milan e Juve, con l’Inter staccata di 15 punti. Era chiara l’intenzione di Carraro di favorire nell’occasione l’Inter perchè indirettamente il favore sarebbe ricaduto sul Milan (di cui lui era stato presidente) in lizza con la Juve per il tricolore. La partita finisce 2-2 e l’arbitro non espelle il portiere Toldo, ammettendo subito dopo il suo errore, a partita però terminata. 

Tutto ciò penso sia sufficiente per capire come Carraro entrava a piedi giunti sulle sorti del campionato, guidando le promozioni e le retrocessioni. E ieri ha avuto pure il coraggio – parlando a una radio – di tacciare di arroganza la Juve per aver esposto il trentottesimo scudetto. Eppure adesso riveste incarichi in federazione, senza vergogna. Leggendo quanto scrivo dovrebbe sporgere querela, state però tranquilli che non lo farà perchè farebbe la fine di Gianfelice Facchetti: parlano contro di lui le intercettazioni. D’altra parte uno dei fedeli esecutori di Calciopoli era stato Luca Palamara (che se ne era anche vantato in tv) su cui Cossiga ebbe espressioni da querela che mai ci fù, e adesso si capisce il perchè. Questo magistrato, sconosciuto al tempo, aveva capito che il calcio gli avrebbe reso notorietà e, in ragione di ciò, non si trattenne tentando di massacrare persone innocenti. 

Tentativo per altro fallito: basta guardare l’esito del processo GEA. Altro esecutore era il maggiore dei carabinieri, Attilio Auricchio, che in passato era già stato sanzionato dalla “Commissione di secondo grado per i provvedimenti disciplinari a carico di ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria”, per aver modificato l’essenza di intercettazioni (sentenza in Roma 27.06.2001). In Calciopoli addirittura aveva tagliato i pezzi delle intercettazioni, basta guardare quella che riguarda la telefonata intercorsa tra il sottoscritto e Diego della Valle, allora patron della Fiorentina. Bene, con questi signori l’Italia va avanti, ma non ce n’è di che vantarsene.