Raggi, così Grillo diede il via libera alla ricandidatura. E anche il Pd non boccia un asse al ballottaggio


Per me non c’ nessun problema. Anzi, sono sicuro che sia la soluzione migliore. Dammi solo il tempo di parlarne con gli altri. Dietro la vicenda della ricandidatura di Virginia Raggi si nasconde una storia che in questo momento persino pi grande della corsa al Campidoglio, che comunque comincer tra diversi mesi. Una storia che riguarda il futuro prossimo dell’alleanza organica tra Pd e M5S, che in queste settimane viene sperimentata solo in Liguria. Una storia che ha delle ricadute sulla tenuta del governo Conte, ovviamente. E anche la ceralacca che sigilla una pax interna al M5S che vede fuori dai giochi, ed un paradosso, forse l’unico amico vero che la sindaca di Roma ha tra le facce note del grillismo, e cio Alessandro Di Battista. Una settimana prima che la Raggi formalizzasse la sua intenzione a riprovarci per il terzo mandato, subordinato ovviamente a un voto sulla piattaforma Rousseau, la sindaca parla con Beppe Grillo. Le recenti sortite di Di Battista le hanno mostrato come il fondatore, se non convinto dell’uscita estemporanea di uno dei suoi, sa ancora come graffiare.

Dell’ipotesi di fare un passo indietro chiamandosi fuori dalla campagna elettorale per il Campidoglio, in omaggio al comandamento dei due mandati, nella telefonata non v’ traccia. La sorpresa, semmai, riguarda la reazione di Grillo: non solo non si mette di traverso ma addirittura si dice d’accordo con le velleit della prima cittadina di riprovarci. Dammi solo il tempo di parlare con gli altri, dice il padre nobile, che tra le grilline ortodosse ascrive ancora Roberta Lombardi, l’avversaria interna numero uno dell’inquilina del Campidoglio. Una settimana dopo, Grillo ritorna dalla sua missione esplorativa consegnando alla Raggi un s definitivo, che ieri assumer la forma di un post sui social con la scritta daje. D’accordo lui, tifoso numero uno del matrimonio tra Pd e M5S, che potr realizzarsi al secondo turno delle elezioni capitoline quando il meglio piazzato dietro il centrodestra (la sensazione generale che sar l’esponente del Pd e non Raggi) sfider il candidato di Meloni e Salvini; d’accordo anche Di Maio, che archivia definitivamente il dogma dei due mandati, un tappo per l’intero sancta santorum pentastellato con l’esclusione di Battista, che di mandati ne ha solo uno; d’accordo anche Palazzo Chigi, perch la ricandidatura della Raggi tranquillizza la maggioranza e quindi i piani alti del Partito democratico, consolidando uno schema che senza la sindaca uscente sarebbe stato difficile da realizzare.

Questa volta abbiamo realizzato lo schema Assassinio sull’Orient Express. Se siete alla ricerca di un colpevole, quel colpevole siamo tutti, ironizza citando il capolavoro di Agatha Christie un esponente del Pd di primissimo piano, uno di quelli pi favorevoli all’alleanza organica coi M5S. Senza Raggi, il ragionamento, il blocco giallorosso si sarebbe incagliato subito sulla scelta del candidato. Con la Raggi in campo, il problema si risolve da s. Il meglio piazzato tra il concorrente del Pd e Raggi sosterr l’altro. Grillo e Di Maio, Zingaretti e Conte. Questa volta, dietro le quinte, tutti dalla stessa parte della barricata.

11 agosto 2020 (modifica il 11 agosto 2020 | 20:30)

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