cifra difficile da interpretare, quali dubbi solleva – Libero Quotidiano



Arrivano i primi dati relativi all’affluenza nel giorno del voto sul referendum costituzionale e delle regionali. Alle 12 – stando ai dati non ancora definitivi diffusi dal Viminale – si è recato alle urne il 12,35% degli aventi diritto (il dato è relativo a 7.188 comuni su 7.903). La regione con l’affluenza più alta è il Trentino Alto Adige, con il 16,25 per cento. La Sicilia, con il 6,11%, quella con la minor affluenza. Per quel che riguarda le regionali, il dato medio dell’affluenza delle regioni chiamate a rinnovare il governo locale è del 12,55%, in linea con quello relativo al referendum. Insomma, non si vedono differenze significative.

Questo primo dato sull’affluenza è di difficile interpretazione. Su questo voto, come è noto, piove l’incognita-coronavirus, che potrebbe dissuadere molti elettori dall’esercitare il loro diritto di voto (e la fuga, o meglio la non-risposta, di scrutatori e presidenti di seggio sta lì a dimostrarlo). Possibile, dunque, che il Covid-19 abbia un ruolo su questo dato, che sembra piuttosto basso. Ma va anche considerato che a differenza di precedenti consultazioni le urne saranno aperte anche lunedì fino alle 15. Per intendersi, nel referendum costituzionale del 2016 che spazzò via Matteo Renzi, quando però si votava soltanto di domenica, alle 12 della domenica l’affluenza si attestò al 18,4 per cento.

Insomma, ad ora affluenza bassa ma neppure “sotto terra”. Si avranno indicazioni più corpose con i dati in arrivo alla sera. Secondo sondaggisti ed analisti, un’alta affluenza dovrebbe favorire il “No” al referendum, anche se in ogni caso la vittoria del “Sì” appare scontata. Più sfumata l’interpretazione del dato dell’affluenza per le regionali, dove in linea teorica un’alta affluenza potrebbe favorire le forze di governo, Pd e M5s, soprattutto in Toscana.