Elezioni regionali 2020: gli scenari, chi vince, chi perde, le ricadute sul governo


Enrico Cuccia soleva dire che le azioni si pesano, non si contano. Il grande vecchio di Mediobanca ragionava di economia e finanza, naturalmente, ma quella celeberrima frase si pu applicare, con le dovute cautele, anche alla politica. E un esempio lo possiamo avere se pensiamo ai risultati che potrebbero uscire dalle elezioni regionali del 20-21 settembre. S, perch il semplice uso del pallottoliere (si vota in sei regioni, pi la Val d’Aosta: al momento 4 a 2 per il centrosinistra) non di per s esaustivo. Non tutte le Regioni sono eguali e pesano nello stesso modo. E gli stessi consensi raccolti dai partiti verranno letti in una logica non puramente aritmetica. Allora, andiamo a vedere gli scenari e le possibili conseguenze.

Il ribaltone e il governo

Il risultato pi estremo quello che prevede il ribaltone e la vittoria su tutta la linea del centrodestra in Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Puglia e Campania. Un 6-0 lascerebbe ben poco spazio alle interpretazioni. Sarebbe un tonfo imperdonabile per il Pd, sicuramente, ma tutta la maggioranza, incapace di presentarsi unita alle Regionali salvo in Liguria, subirebbe una pesantissima battuta d’arresto tale da lasciar immaginare dimissioni a raffica. Di certo del segretario del Pd Nicola Zingaretti e quasi altrettanto certamente del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Per contro, il centrodestra potrebbe tornare a bussare alla porta del Quirinale per chiedere lo scioglimento delle Camere ed elezioni anticipate. Questo scenario si pu considerare realistico anche in caso di vittoria del centrodestra per 5-1 (a patto che nella cinquina ci sia la Toscana)

La Toscana in bilico

Per contro, nulla cambierebbe se dalle urne uscissero risultati positivi, o anche solo accettabili, per il centrosinistra. Il che vuol dire, anzitutto, confermare il 4-2 (al governo in Toscana, Marche, Puglia e Campania) di partenza. Ma anche un 3-3 sulla carta. E lo stesso dicasi di un 2-4. A meno che, e qui viene in soccorso la citazione di Cuccia, tra le Regioni strappate dal centrodestra non ci sia la Toscana, roccaforte rossa finora mai violata. Un tracollo tra Firenze e Grosseto sarebbe un brutto colpo per il Pd che a fatica a gennaio aveva salvato le penne in Emilia-Romagna. La sconfitta di Eugenio Giani avrebbe conseguenze sulla permanenza di Nicola Zingaretti alla guida del Pd, ma non lascerebbe indenne nemmeno il toscanissimo Matteo Renzi e il suo tentativo di rilanciare Italia viva. Difficile credere, invece, che la sconfitta in Toscana possa avere strascichi sulla tenuta del governo (potrebbe semmai favorire un rimpasto).

Gli equilibri nel centrodestra

C’ poi il discorso relativo a quel che potrebbero determinare i risultati delle Regionali nello schieramento di centrodestra. E qui viene in primo piano la tenuta della leadership di Matteo Salvini. Il segretario della Lega ha deciso di puntare tutto sulla Toscana affidandosi alla giovane e arrembante Susanna Ceccardi (come gi fece con Lucia Borgonzoni in Emilia-Romagna). La posta molto alta. Se il colpaccio riesce, Salvini rilancia e consolida il suo ruolo di aspirante candidato premier dello schieramento sovranista-moderato. Ma se va male, magari anche solo per un soffio, la concorrenza interna di Giorgia Meloni si farebbe sempre pi agguerrita. Anche perch la presidente di Fratelli d’Italia pu contare su due candidati, Raffaele Fitto in Puglia e Francesco Acquaroli, in grado di vincere nelle rispettive Regioni. Se il colpo riuscisse, gli equilibri, gi messi in discussione dalla crescita di consensi registrata sul nome di Giorgia Meloni nei mesi scorsi, verrebbero rimessi in discussione.

La sfida intra-leghista in Veneto

Per Salvini c’ una seconda insidia, stavolta tutta intestina alla Lega. la partita che si gioca in Veneto dove il governatore uscente Luca Zaia con la lista omonima rischia di far fare una figura di secondo piano alla lista del Carroccio. Per quanto negata dai vertici leghisti, la competizione c’, anche perch Salvini e Zaia rappresentano due modi diversi, per quanto sotto lo stesso comun denominatore, di fare politica. Movimentista e barricadero il primo, istituzionale il secondo. Ecco perch i voti all’una e all’altra lista saranno contati e, soprattutto, pesati.

20 settembre 2020 (modifica il 20 settembre 2020 | 14:38)

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