Coronavirus, le notti infinte di Palazzo Chigi e i ministri esausti: ‘Problema cronico di organizzazione’


Ministri che arrivano puntuali, riunione convocata alle 9 di sera, ma alla fine sono almeno due ore di anticamera, si inizia alle 23 o alle 24. Colleghi di governo che non si presentano se non con ore di ritardo, il presidente del Consiglio che certe volte fa attendere tutti e certe altre attende lui stesso. Palazzo Chigi di notte, negli ultimi giorni, a tratti una sorta di corto circuito organizzativo, con orari che slittano, agende che non si incastrano, cittadini e cronisti che non si raccapezzano, riunioni di maggioranza o del Consiglio dei ministri che finiscono poco prima delle cinque del mattino, due giorni fa, poco dopo le tre appena ieri.

Alcuni ministri, fra cuiTeresa Bellanova, hanno posto il problema in modo esplicito, trovando sponda nel parere e nelle lamentele di colleghi esausti,costretti a partecipare a discussioni delicate, come quella sulla manovra di bilancio, o sulle misure di contrasto al Covid, con riunioni programmate alle 7 del mattino del giorno dopo e incontri di maggioranza o di governo che iniziano a mezzanotte quando va bene e finiscono quando gli italiani dormono gi da diverse ore.

La tendenza, dicono fonti di governo come di maggioranza, sta peggiorando, si in qualche modo cronicizzata, influisce sulla chiarezza della comunicazione, persino sul processo decisionale, sul merito delle scelte, sull’angoscia dei cittadini che faticano a capire o a seguire il meccanismo decisionale. Ci sono anche troppi attori da consultare, dal Cts alle Regioni, dai Comuni ai capidelegazione, i vertici dei ministeri che sono stremati dagli orari e da un’organizzazione degli uffici che ormai in difficolt cronica, viste le norme sullo smart working e anche gli orari quasi impossibili per i quali viene chiesto un supporto tecnico dal mattino a notte fonda.

Quasi tutti si lamentano, ma non in pubblico, a Palazzo Chigi dicono che altrimenti non si pu fare viste le tante agende da incastrare, i tanti attori da consultare, le tappe di un processo decisionale che in alcuni casi obiettivamente troppo lungo o farraginoso. Fatto sta che ormai esiste un problema quasi cronico di organizzazione, le decisioni si prendono alle due o alle tre del mattino, dopo ore di discussioni stremanti, e magari con gli scienziati che dicono al governo cosa fare, a proposito del Covid, ignorando un ruolo che dovrebbe essere solo consultivo, e un primato delle scelte della politica che sembra affievolirsi, dice un ministro. Eppure, in tempi di pandemia e di emergenza economica, non si intravedono correzioni di rotta.

18 ottobre 2020 (modifica il 18 ottobre 2020 | 14:22)

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